Expat 1.0, l’inizio

C’era una volta una sera d’inverno, correva l’anno 1993. Mio padre, alto signore baffuto e sigarettadipendente arrivò con il pesantissimo Atlante dell’enciclopedia Britannica e ci mostrò  la distanza che separava  Roma a Città del Messico. Li avrebbe trascorso tre mesi, per sostituire un collega.

Che bello, pensó. Lui, che aveva imparato lo spagnolo alla Casa dello Studente a Milano e appassionato di America Latina, non vedeva l’ora di partire.

Io, 9 anni, del Messico conoscevo si e no Speedy Gonzales, la siesta e i cactus. Ero emozionata soprattutto perché saremmo andati a trovarlo per il mio compleanno e finalmente avrei preso l’aereo che già amavo senza esserci mai salita (e dopo quel viaggio mi sarei innamorata per sempre del volo).

Mia madre, acquario inside, trovava -a distanza di 20 anni- delle spiegazioni su quell’errore dell’Università: ammessa al corso di spagnolo anziché di inglese. Ci doveva essere un perché!

Nessuno di noi sapeva però che quei 3 mesi sarebbero state solo le prove generali della nostra vita da expat. Che il mio compleanno festeggiato con una piñata sarebbe stato solo il primo in America Latina.

Mentre mio padre trabajaba a Città del Messico, io finivo la quinta elementare. Prendevo lezioni di spagnolo da una collega spagnola doc e facevo la valigia per Caracas. Si, il Venezuela era un’altra sostituzione dove il mio baffuto papà sarebbe stato. E questa volta lo avremmo raggiunto quasi subito.

Durante quell’estate imparai lo spagnolo, imparai a memoria tutti i nomi delle cucarachas, iniziai le medie e conobbi Rebecca, figlia di diplomatici e expat da sempre. Quante risate e quanta voglia ogni volta di ritrovarci per le vacanze a Roma!

Per qualche mese tornammo a Roma, poi di nuovo Città del Messico, Buenos Aires (il vero sogno dei miei genitori e città che ci è rimasta nel cuore), Ginevra, Atene. …

Tutto sempre marcato e scandito da last minute changes: missioni che duravano meno del previsto perché si liberava un’altra sede, destinazioni cambiate all’ultimo momento già  con scatoloni fatti…

Tornai in Italia per gli studi universitari. Volevo trovare le mie radici, ma sapevo che un giorno sarei ripartita. Dovevo trovare una metà che volesse condividere la voglia di vivere all’estero, e che magari fosse stato un expat 1.0.

Questo primo post lo dedico ai miei genitori che mi hanno contagiato la voglia di scoprire culture nuove. Senza queste esperienze di vita all’estero non sarei la persona che sono. Muchas gracias.

 

 

 

Annunci
Contrassegnato da tag

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: