Scappo a fare la spesa: chi mi piglia pe’ frangesa, chi mi piglia pe’ spagnola

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Da quando abito in Francia ho riscoperto il piacere di fare la spesa al mercato.  Non che sia più economico del supermercato, anzi, ma ha il suo fascino di colori e profumi.
Poi ormai è un appuntamento fisso di martedì, giovedì e domenica. Per me è un esilarante evento mondano a cui non posso più rinunciare.
Riesco a farmi due chiacchiere persino con i venditori, cosa più unica che rara, se pensate che le commesse e i venditori in Francia provengono dai migliori concorsi internazionali di antipatia! E riesco anche a intavolare discorsi con le vecchiette che mirano le tibie con il loro carrellino solo per accaparrarsi il posto in fila davanti a me. Fila che, tra l’altro, è sempre indicata da una freccia.

I venditori del mercato ormai mi conoscono, sono la spagnola l’ italiana, quella che sta spesso con l’altra italiana. Con le mie amiche, il martedì o giovedì ci si dà appuntamento davanti al mio banco della frutta, vicino al mio banco degli stock, dove ho fatto grandi affari. La domenica non c’è bisogno di darsi appuntamento, ci si becca sempre per caso. Ormai è impressionante la quantità di bonjour che devo dispensare ogni giorno. Ormai conosco più gente qui che in Italia (o forse in Italia mi hanno tolto il saluto?).

All’inizio esploravo un po’ tutti i banchi, come quello dove ho pagato i pomodorini 20 euro al kg, o quello dei prodotti italiani che fa il provolone in italiano (è un prodotto tipico anche lui!), senza sapere che siamo conterranei.
Poi, con il tempo, ho trovato i miei banchi preferiti, e adesso , come diceva mia nonna, vado sempre dal mio.

Al mio banco della frutta bisogna evitare di farsi servire dalla vecchia, a cui devi far notare che qualche fragola non è proprio mangiabile, ma rimedia subito regalandotene un altro cestino. Meglio farsi servire dal giovane portoghese, con master in fidelizzazione del cliente, soprattutto se femmine, che in realtà ha un debole per la mia amica Alessia,  ma sa scegliere benissimo la frutta. O il suo compare, che ci prende tutte le volte per spagnole, e per farsi perdonare mi offre sempre un cavolo a un euro. Se è un segnale, non l’ho capito.

Dopo aver caricato il mio carrellino di frutta e verdura, vado dal mio della carne. Il garçon è  rumeno e ci prende anche lui per spagnole, ma per farsi perdonare sovraccarica la mia vaschetta di patate arrosto, il cui olio puntualmente finisce sul cavolo. Se porto un’amica che non ha mai visto prima, le regala anche un paio di salsicce (altro segnale da far interpretare al bureau di fidelizzazione del cliente).

Il giro prosegue dallo stockista tunisino, che sotto voce mi dice le anteprime del suo prossimo stock in arrivo, e mi raccomanda di arrivare presto così mi tiene da parte le taglie che mi interessano. Tappa obbligata, il banco dei libri per bambini, di cui siamo azioniste tutte noi mamme del circondario, poi quello italiano che ha il mitico golfetta e il panettone anche in piena estate, e che riesce a tagliare i salumi fini senza accatastare una fetta sull’altra come in tutti gli altri negozi, ma lascia comunque “il filo” alla mortadella. Poi il libanese, succursale del ristorante sotto casa, che essendo di proprietà di una mamma di scuola (nonché amica della libanese del primo piano)  mi regala sempre qualche calorico dolcetto al miele.

Un altro banco vende i tester dei profumi, e il capo è spagnolo ma, comunque, ci prende lo stesso per spagnole. Quello accanto a lui ha degli stock vari, ma credo si tratti proprio di Stock84, perché il venditore è  ubriaco già di primo mattino, e indovinate un po’, ci prende per spagnole.
Gli unici due venditori che non ci prendono per spagnole sono quello del pesce, che ha la moglie italiana che smercia ricette improbabili, e il mutandaro.

Il mutandaro ha un debole per la mia amica Alessia (si, lei miete vittime!) o per l’altra, l’italiana di adozione, Nawel. Ma d’altronde il fascino di ravanare e trovare delle mutande di Chantelle a due euro non ha prezzo. Andiamo a pescare per vedere se anche lui ha rinnovato lo stock, ma più che altro per sentire che complimento ha in serbo per la mia amica e farci due risate. Forse a forza di vendere mutande…

La venditrice di cappelli, pure lei ce l’ha con Alessia, ma più per farle macumbe e non complimenti. Ogni volta ci tocca schivarla, magari passando in mezzo al banco dei fiori e ripetere “mi converrebbe mangiare un mazzo di fiori anziché una busta di insalata, ci risparmierei”.
Ultima tappa, pant pant, andare alla boulangerie a prendere la baguette. Non posso tradire il panettiere con quello del mercato.

Torno a casa, sistemo la spesa e mi dico: “ho dimenticato le carote! Fa niente, tanto oggi pomeriggio mi tocca il supermercato.”
Quella, si, è una (dis)avventura che merita una spiegazione a parte.
Alla prossima puntata!

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2 thoughts on “Scappo a fare la spesa: chi mi piglia pe’ frangesa, chi mi piglia pe’ spagnola

  1. Alessia ha detto:

    Certo che riuscire a parlare con i commercianti francesi deve essere una dote che si sviluppa per disperazione. Io ho impiegato 5 anni per avere qualche amicizia nel quartiere. Uno finisce per parlare con i muri. Pero’ dopo la diffidenza iniziale ( dei primi 5/6 anni) ti portano nel cuore per sempre. Anche i commercianti.

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