(Non) ho scoperto l’acqua calda

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Guardo fuori dal balcone e vedo lì, che giace abbandonato, un coso. E così mi viene in mente il perché di quell’acquisto, un innaffiatoio da 11 litri. Io che pollice verde meno di zero e che sul minibalcone ho solo un gambo di sedano, cosa ci avrò mai fatto con un oggetto del genere? I gavettoni? Si, li dovevo fare a tutta la combriccola di inutili burocrati e sedicenti tecnici che hanno fatto diventare qualcosa che si poteva risolvere in breve periodo nella storia infinita. Può succedere in qualsiasi parte del pianeta e non voglio dire nulla sugli idraulici francesi, ma…

I fatti:
Pasqua 2015, mentre sto per imbarcarmi su un volo easyJet da Linate a Orly, mi arriva un messaggio di mio marito: “spero vi siate già docciati perché stamattina ho avuto la sensazione che il boiler non stesse funzionando”. Umh, ok, ha scritto sensazione, magari si è svegliato all’alba per andare al lavoro e l’acqua gli è parsa fredda. Magari ha solo dormito scoperto o è solo saltata la luce stanotte e il boiler, le ballon d’eau, non ha scaldato l’acqua.

Una volta a Parigi, mio marito dice di aver smanovrato un po’ i fili, dato qualche botta, ma niente, l’acqua è ghiacciata e siccome oggi è Pasqua, domani Pasquetta, l’agenzia potremmo chiamarla solo martedì  e nel frattempo ci laveremo all’antica alla Luigi XIV.

Martedì mattina chiamo l’agenzia, spiego il problema e richiedo un intervento tempestivo. La procedura per richiederlo è lunga, incasinata, burocratica.
L’idraulico richiama, con comodo, mercoledì. Questo grosso gruppo di agenzie e gestione immobiliare che ha in carico il nostro appartamento si affida a una ditta di idraulici del centro di Parigi. Una schiera di professionisti sceltissimi pronti a intervenire con potentissimi mezzi tra cui la torcia dello smartphone e miprestauncacciavite. Mi aspettavo un “a signo’, entro stasera joo mando a da’n’occhiata”, ma ero geograficamente molto fuori pista.
La segretaria della ditta dice che la scelta della fascia oraria per l’appuntamento, le créneau, non può farlo lei e dopo la telefonata arriverà una mail con un link al sistemone che ti fa scegliere tra qualche proposta di disponibilità. Sostanzialmente, con questo macchinoso sistema, scopri da solo che l’esperto sceltissimo può venire solo venerdì. Ok, organizziamoci per accoglierlo il venerdì tra le 14 e le 16.

Venerdì pomeriggio arriva l’idraulico. Equipaggiato con smartphone, tablet e un alito pestilenziale che poteva fungere da fiamma ossidrica all’uopo. Mi chiedo se per caso abbia un blog di scaldabagni e sifoni, evidentemente la borsa con gli attrezzi ce l’avrà in macchina. Uno cosa si aspetta? La classica “scendo a prendere i pezzi e torno”. Invece no. L’esperto tecnico sceltissimo prende lo smartphone, illumina lo scaldabagno (scusi, le tengo il flash, vuole un cavalletto, chiamo Oliviero Toscani, ci mettiamo in posa?) e con il tablet fa delle foto al boiler. Cioè, di scaldabagni nel Mondo ce ne sono tanti, ma che cavolo ti fotografi che non c’è  neppure un numero di serie o modello?
Armeggia con il pannello, “Madame, apra il rubinetto, ça ne marche pas“. E questo lo sapevamo già, ma poi? Il tecnico è a casa mia solo per constatare che lo scaldabagno non funziona! D’accordo, quindi? L’idraulico deve fare un preventivo che l’agenzia deve inoltrare al padrone di casa il quale deve dare l’ok a procedere, richiamando l’agenzia, che deve avvertire la ditta degli idraulici e la simpatica segretaria deve attivare er sistemone. Semplice, no? Lo scaldabagno poteva essere sostituito ma, no, tocca sperare nelle riparazioni. Possono essere tre cose: la scheda elettronica, il termostato o la resistenza.

Verso fine della seconda settimana torna il tecnico con il pezzo che lui crede sia quello giusto, ovvero la scheda elettronica. La monta, dice di non aprire l’acqua calda per un po’ di ore ma per lui c’est bon c’est bon, il pannello con i led è funzionante e vissero tutti felici e contenti. Senza aspettare di avere un feedback da parte mia per sapere se effettivamente il coso scalda, alitopesante decide di chiudere e far archiviare la pratica.

L’indomani scopro che il boiler non funziona ancora. Chiamo il tecnico sul cellulare, dice di chiamare in sede ma avendo lui chiuso la pratica devo richiamare l’agenzia e tornare al punto numero 1. Ok, può succedere che una scheda sia difettosa…
Nel frattempo inizio a scalpitare, pur avendo messo a punto un metodo infallibile per la doccia alternativa. Intanto minacciamo l’agenzia di non pagare affitto, proponiamo di cambiare il boiler a nostre spese (un migliaio di euro con installazione), ma non ne vogliono sapere. Nessuno ci rimborserà.

Richiamo agenzia, sede, mail, er sistemone, tecnico. Torna per constatare che non funziona. Siamo alla settimana 3. La settimana 4 tornano con un’altra scheda, non va.
Decidiamo di andare a comprarci gli altri pezzi di nascosto, li installiamo, non va. Rimane solo da cambiare la resistenza. Io, nel frattempo, non resisto e vado a farmi la doccia in Italia con il bambino.

Gli idraulici ordinano dei pezzi, sempre con appuntamento settimanale, ormai pare una fiction, ma con dei festivi di mezzo i pezzi non arrivano. Addirittura fanno una riunione tra idraulici per capire dalle foto il problema del nostro ballon d’eau.
Iniziano a darci buca agli appuntamenti, loro, i precisini esperti idraulici sceltissimi sotuttoio.
Vado su tutte le furie, ormai è un mese che mi doccio con un innaffiatoio di Leroy Merlin da 11 litri riempito di acqua calda del bollitore per il tè. All’agenzia non interessa il nostro disagio, non ci sconterà un euro di affitto né ci pagherà un hotel.
Quando mio marito si presenta in agenzia, imbufalito, non vogliono neanche riceverlo. Tramite la reception gli fanno sapere che gli arriverà una mail. Dicono di aver chiamato un altro idraulico di un’altra ditta, che eccezionalmente potrebbe venire sabato. Finalmente qualcuno flessibile e disponibile, ma comunque poco competente in materia boiler.

Mi di presenta un altro genio dello scaldabagno. Dopo aver bofonchiato delle cose in francese antico e aver fatto la foto (ma avranno una fotocamera a raggi X?) e aver smentito mio marito sulla teoria del “o è la resistenza, o la resistenza”, guarda bene la foto e emette il verdetto: è la resistenza da cambiare, si capisce da quegli aloni che si vedono! Oddio, ha scoperto l’acqua calda! Cioè, non ancora! Un’altra settimana di acqua gelata e dopo ben 45 giorni di doccia a innaffiatoio siamo riusciti a riavere il boiler funzionante. Mio figlio era perfino dispiaciuto di non poter fare più il bagnetto di fortuna!
È stato un po’ come andare in campeggio per un mese e mezzo di fila…e chi ha detto che a me non piace l’avventura?

E voi? Raccontate le vostre disavventure!

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3 thoughts on “(Non) ho scoperto l’acqua calda

  1. Roberta ha detto:

    Non ci posso pensare. Tra le mie doti nascoste non c’è di certo la pazienza…non oso immaginare…

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  2. drusilladeserto ha detto:

    OMG!!!! Ma siete stati troppo bravi a sopportare una situazione di questo tipo. Per fortuna che qui l’acqua calda non manca mai, anzi qui servirebbe l’acqua fredda.

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