L’assurdità del digicode

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Quando ero alla ricerca di un appartamento in affitto vicino a Parigi, mi ha incuriosito molto la quasi totale assenza della porte blindate. Evidentemente in questa zona non ci sono tanti furti, mi sono detta. L’agente immobilare mi ha spiegato che il palazzo che stavamo visitando, come la maggior parte dei palazzi in Ile-de-France, è dotato di digicode, ovvero un tastierino alfanumerico posto all’esterno del palazzo. Attraverso l’immissione di un codice, la o le porte che danno al locale citofoni si sbloccano. Il postino e i fattorini hanno un sistema per sbloccarle automaticamente, mentre le altre persone o eventuali ospiti devono avere il codice.

Pensavo che ogni utente avesse il proprio account, invece è un codice per tutti, almeno nel mio palazzo, così come nei palazzi di altri amici della zona.
Dunque, quello che sembrava essere Alcatraz, in realtà, è solamente una presa in giro ed un pellegrinare di vecchiette con delle bibbie di codici che cercano di digitare quello giusto, o di più giovani che sullo smartphone hanno una sezione per i codici degli amici .

A rinforzare la sicurezza del digicode, o forse solo per ovviare alla pigrizia di dover digitare i numeri, esiste il Vigik, ovvero un chip che al contatto con la centralina fa sbloccare il cancello. Pur avendo questo sistema, il tastierino numerico è d’obbligo per i non residenti. Quindi il codice lo conosce praticamente chiunque, e avendo io uno studio medico nel palazzo, non serve a nulla. Mi aspettavo che ogni tanto questo fosse modificato, ma invece Alcatraz è come avere libero accesso al pianerottolo.

Mentre fotografavo il tastierino, il caposcala mi ha sgamata in pieno e mi ha sparato un “ça vaaaa?”. Penserà mica che sono una hacker di codici digicode? No, non ce la puo’ fare…

Un paio di mesi fa una vicina di casa è stata seguita di notte mentre parcheggiava e dei ladri sono entrati nel garage. Hanno rubato dei telecomandi di accesso ai sotterranei, delle ruote di alcune macchine tra cui la sua (che è parcheggiata accanto alla mia che invece è stata risparmiata).
Pare che questa pratica di far trovare la macchina su 4 estitori sia molto in voga nella nostra zona. Il caposcala, quello di stamattina, insieme a un altro anzianotto francese (totalmente a digiuno di tecnologie), cercava di risalire al numero seriale del telecomando rubato per poterlo comunicare alla ditta che fa manutenzione, in modo da bloccare l’accesso a quel telecomando. Al caposcala, che avrà 70 anni per gamba e in euro, ho detto di non farsi fregare dalla ditta perché un telecomando si può duplicare o clonare. Mi ha guardato come se avessi comunicato un’informazione riservatissima e fossi ladra di professione, o anche solo per diletto!

Ma avere un cancello con una chiave all’antica o i citofoni all’esterno era troppo complicato?
L’unica certezza è che con il mazzo di chiavi non a portata di mano, uno se le dimentichi in casa. Le porte degli appartamenti non hanno la maniglia all’esterno e hai voglia a provare ad aprire con una lastra… Ci stavo cascando anch’io poco fa, mentre ridacchiavo da sola per scendere a fare la foto al tastierino…

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One thought on “L’assurdità del digicode

  1. Alle67 ha detto:

    Si in effetti anche nella residenza dei miei suoceri è cosi… mah….

    Mi piace

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