Archivi categoria: Bambini

Mamma, vuoi giocare a Mistigri?

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Mio padre chiamava le bambine sudamericane addobbate per la festa Peppa Tencia. Con quei capelli neri adornati di fiocchetti pacchiani e vestitini vaporosi e meringati. Ho sempre pensato che il termine Peppa Tencia fosse entrato nel nostro lessico familiare tramite il dialetto pugliese. Invece mi sbagliavo e ho scoperto solo qualche anno fa che la Peppa Tencia è la donna di picche in un gioco di carte e il termine è lombardo. L’altro ramo della mia famiglia.

Per Natale mio figlio ha ricevuto da un amichetto un gioco di carte che è molto popolare tra i bambini francesi che si chiama Mistigri o Chat Noir. La fascia di età consigliata è tra i 4 e i 7 anni, ma si può giocare con tutta la famiglia, nonni inclusi.
Il mazzo è composto da 33 carte, di cui una raffigura un gatto nero, ribattezzato, a casa nostra, Peppa Tencia.
Lo scopo del gioco è quello di pescare delle carte dagli avversari per formare delle coppie con le proprie carte e poi scartarle. Perde chi si trova in mano per ultimo con il gatto nero.

Nella mia ottimizzazione dello spazio da valigia stavo valutando se vale la pena portarsi questo gioco sempre dietro. Decisamente si. Occupa pochissimo spazio e mio figlio si diverte tantissimo (soprattutto quando vince). Lo stesso mazzo si può usare anche per giocare a memory, togliendo la carta del gatto nero. Oppure si può provare ad adattare un memory con una coppia spaiata. Per i più grandicelli, si può usare un mazzo di carte francesi.

Le maestre francesi usano questo gioco di carte anche in classe, alla materna, spesso proponendolo come lavoretto agli allievi. In effetti non ci vuole molto a fare 33 carte. Possiamo personalizzarle utilizzando dei doppioni di figurine di album scompagnati, dei collage, delle lettere, dei numeri…Perfetto per le giornate piovose o per i pomeriggi afosi.

Mi sa proprio che questo Mistigri sta prendendo il posto del mio amato Uno, ricordo del mio espatrio in Venezuela, correva l’anno 1993.

E a voi piace giocare a carte con i vostri bambini?

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Come insegnare a leggere in francese al bambino bilingue

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Il mio biondino cinquenne, da un bel po’ di mesi, ha iniziato a chiedere “come si legge questo?”. Così, per gioco, gli abbiamo spiegato come si legge in italiano, ma senza usare troppi termini tecnici e paroloni complicati. Conoscendo l’alfabeto, non è stato molto difficile lanciarsi nella lettura. Imparate le regolette delle h mute, le gh e ch, l’impresa è stata abbastanza semplice.

Quando il biondino ha provato a leggere delle parole in francese sembrava Totò e noio volevam savoir. Avevo bisogno di un supporto cartaceo for dummies per potergli spiegare che in francese determinati gruppi di lettere creano suoni difficilmente pronunciabili diversi.
Ho chiesto a delle mamme con figli più grandi che metodo avessero usato a scuola per l’apprendimento della lettura. I due metodi in uso, quello sillabico e il globale (lanciarsi a leggere tutto insieme), sembrerebbero essere alternati e “altalenanti” nella scuola francese. Vanno a periodi… Però per una lingua come il francese sono sempre stata simpatizzante del metodo sillabico e mi sono focalizzata su questo.
Ho cercato su internet del materiale semplice che potesse essere adatto alla sua età, ma non avevo trovato nulla che facesse al nostro caso. Così, un giorno, sono andata in biblioteca e ho chiesto aiuto.

E proprio grazie all’aiuto della bibliotecaria ho trovato il libro perfetto.
Si tratta del “Méthode de lecture” edito da Bled. È consigliato per i bambini dai 5 anni in su e mi sento di consigliarlo anche a ragazzini più grandi che stanno imparando il francese come seconda lingua.

Ogni unità è composta da due o quattro pagine, a seconda della difficoltà del suono che si sta studiando. Il bambino deve riconoscere il suono della lettera o gruppi di lettere trovandolo tra le parole raffigurate in un disegno, poi deve tracciare con il dito ricalcando la lettera sulla pagina accanto. Ci sono delle sillabe in stampatello maiuscolo, minuscolo e in corsivo e delle parole che il bambino deve leggere. Andando avanti con le unità il bambino imparerà a leggere le intere frasi proposte con le sillabe della lezione e quelle apprese nelle pagine precedenti.
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In particolare, l’unità che tratta la differenza dei suoni delle “è é ê” è  mi ha stupito. Mi ci erano voluti 15 anni per capirli… Mio figlio li ha imparati in cinque minuti, questi accenti! Ora ha affinato talmente tanto l’orecchio che scrive gli accenti francesi sulle “e” italiane.

Con il metodo Bled cerchiamo di studiare un’unità ogni sera, solo se lui ne ha voglia. Se invece vuole ascoltare una storia, verso la fine del racconto, gli chiedo di leggere qualche parola qua e là, per tenersi in allenamento.

Ho acquistato da Fnac anche altri libri che preparano per l’ingresso in primaire. Mi è piaciuto molto un ventaglio di carte con tutto il programma della Grande section, l’ultimo anno di scuola materna francese. Utilissimi in viaggio e in fila alla poste, questi quiz stimolano il bambino a leggere…le risposte sul retro!
Nonostante tutto questo arsenale di libri e carte, i volantini pubblicitari, le insegne e le scatole dei cereali rimangono la nostra passione e la fonte primaria di apprendimento.

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Sei un siedista o un impiedista?

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Mi piacciono le differenze culturali e di abitudini..finché non sono troppo diverse dalle mie.
Oggi ho accompagnato la scuola di mio figlio ad una gara in un campo sportivo. Erano circa 300 bambini tra i 3 e i 10 anni.

Sono stata incaricata da una delle maestre di aiutare i bambini ad andare in bagno. Io. Quella che il lysoform a colazione. Quella che ha sverniciato la cromatura di rubinetti di un centinaio di hotel con potentissimi spray disinfettanti. Quella che in case of emergency la fa nel bicchierino. Si, io. Per di più in un bagno francese.

Arrivo con il primo gruppo di bambine, fortunatamente dell’ultimo anno delle elementari. Ci mettiamo in fila, sondo con le altre maestre le abitudini “sederecce” locali. Mi guardano con la faccia da punto interrogativo. Mi dimostro straniera e articolo male delle frasi in francese per depistare il nemico. Non faccio in tempo a raccomandare alle ragazzine un ultimo “non ti appoggiare”, che trac. Eccole lì, belle appollaiate sul wc del bagno pubblico. Quasi quasi mancava la settimana enigmistica, wc edition.
Faccio un breve sondaggio, ma tra i locali la cosa non viene capita: perché  mai una persona dovrebbe non sedersi sul wc? Mica si tratta di cesso alla turca!

Torno a casa con quest’idea in mente e catalogo l’usanza del siedista come una cosa tutta francese. Non solo il bidet, ma anche la seduta di gabinetto libera. Come quando fanno l’annuncio in aeroplano che “questo volo sarà free seating“. E tutti a sedersi liberamente in bagno.
Poi, ancora in piena fase sconvoltaren, chiedo a un gruppo di mamme espatriate di spiegare le usanze nel loro Paese ospitante. Le abitudini straniere non le ho capite, ma ho scoperto che un bel campione di mamme italiane sono dichiaratamente siediste e fanno altrettanto con i propri figli. Non me lo aspettavo proprio.

Non voglio dire che sia giusto o sbagliato, ognuno è libero di sedersi e appoggiarsi. Sono io che provo schifo al solo pensiero dei bagni pubblici, anche se all’occhio possono sembrare puliti.
La mia curiosità di sapere questa usanza nel Mondo continua, ma siedisti non mi avrete mai.
Sono felicemente impiedista. Ho visto cose che voi umani…

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I nostri amici espatriano!

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Quanti nella vita hanno detto “mollo tutto e scappo all’estero?”. Quanti l’hanno veramente fatto?

Oggi vi racconto di Claudia e della sua famiglia che, mentre scrivo questo post, sta lasciando Roma per trasferirsi a Vancouver.
Ho conosciuto Claudia quando mi sono fidanzata con il mio morettino: lei è la compagna di Alessando, un caro amico di mio marito.

Alessandro aveva trascorso lunghe vacanze in Canada sin da ragazzo, con la scusa di andare a trovare i suoi parenti canadesi che lo accoglievano sempre a braccia aperte. Claudia e Alessandro hanno sempre parlato di voler lasciare l’Italia, nonostante a Roma avessero entrambi un lavoro, la famiglia, la casa. Eppure mancava qualcosa.

Mi hanno affascinato i racconti dei loro viaggi in Canada e la determinazione di tutta la famiglia di voler portare a termine il loro progetto di trasferirsi. Poi, un giorno, la decisione: mollo tutto. Che futuro dare in Italia ai bambini?
Cosi’ la famiglia expat to be ha iniziato tutte la pratiche per poter ottenere il visto di ingresso e il permesso di lavoro per il Canada. Il procedimento è stato lungo e la strada tortuosa, tant’è vero che ci sono voluti quasi due anni per avere l’ok per espatriare. Ogni step era un avvicinarsi alla meta.

Oggi, armi e bagagli al seguito, tante speranze e coraggio nel bagaglio a mano, coronano il loro sogno e, quando leggeranno queste parole, saranno già fully immersed nella loro nuova vita canadese.
Sono felicissima della loro scelta e sono certa sia quella giusta.I loro splendidi bambini, che non ci metteranno molto ad adattarsi al nuovo ambiente, un giorno li ringrazieranno.

Non vedo l’ora che ci raccontino la loro esperienza e le loro sensazioni. Benvenuti nella nuova vita e buon inizio!

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La nostra chasse aux oeufs di Pasqua

In Francia, il giorno di Pasqua, è tradizione organizzare la chasse aux oeufs, ovvero la caccia a degli ovetti di cioccolato nascosti in un giardino.
Ho iscritto il mio biondino alla chasse organizzata nel comune dove abitiamo, poco distante da Parigi. Il gioco era rivolto solo ai bambini residenti e di età  compresa tra i 3 e i 6 anni. Sono state raccolte  650 adesioni.
Il tutto è stato organizzato in un parco in cui alcune aree sono state transennate e il prato cosparso di ovetti e coniglietti di cioccolato.
Il tempo molto incerto, il vento e la pioggia imminente non hanno scoraggiato gli enfants a fare le lunghe file per accedere al gioco.
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Al parco, le zone erano separate in base all’età dei partecipanti. Mio figlio ha voluto partecipare insieme ai suoi compagni di classe di 4 anni, anche se gli sarebbe spettata la zona “5 anni”.
Al fischio di inizio, 650 bambini accaniti (con genitori ancora più accaniti che urlavano indicazioni su dove trovare più ovetti) si sono riversati sui prati armati di cestini e sacchetti. Il vento non ha aiutato i bimbi con i sacchetti (come il mio), che anzi si è perso parte del bottino: alla fine della caccia aveva solo 5 ovetti. Le femmine, più sgamate, hanno approfittato dei maschi che si perdevano il cioccolato e hanno riempito i loro cestini da cappuccetto rosso.
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Alcuni genitori avevano gli zaini pieni di ovetti per non far rimanere male i piccoli che erano stati travolti dalla folla di chasseurs. Io, nonostante lo zaino da campeggiatore, non avevo calcolato l’eventualità. Morale, 5 ovetti raccolti più donazioni da parte delle mamme delle femminucce approfittatrici. Il broncio, però, è rimasto e il palloncino di consolazione è esploso tornando a casa. “Mamma, non ci voglio più andare alla chasse aux oeufs!”.
Ho capito, l’anno prossimo mi dovrò equipaggiare con ovetti di scorta!

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La scuola à la française

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Ho parlato a lungo con tanti stranieri del primo impatto che hanno avuto della scuola francese e tutti, dico tutti, hanno espresso più o meno esplicitamente il proprio disappunto riguardo il sistema scolastico in Francia.

Probabilmente la scuola francese dà anche una buona preparazione agli alunni dal punto di vista delle nozioni, ma la cosa che salta all’occhio sono i metodi utilizzati per l’insegnamento. Una pedagogia degna d’altri tempi, con maestre a cui manca solo la ghigliottina.

La mia esperienza personale copre la maternelle, ovvero la nostra scuola dell’infanzia, a cui i bambini accedono a 3 anni (compiuti o da compiere nel corso dell’anno). Sono 3 anni di scuola suddivisi in petite section, moyenne section e grande section. Il mio biondino, nato a gennaio ma che aveva già frequentato un anno di scuola materna in Italia, pur dovendo iniziare il secondo anno, è  stato ammesso in petite section perché la classe è formata da bambini nati nello stesso anno. Dunque, biondino è rimasto fuori per due settimane.

La maternelle non è  un posto per divertirsi, bensì per lavorare. Le  maestre sono molto severe e rigide. Da poco hanno cambiato il programma, che prevede più gioco e meno travail, ma fino all’anno scorso i piccoli soldatini della petite section erano bombardati di lettere da imparare a scrivere e numeri da calcolare. Obiettivo importantissimo per insegnanti (e genitori) è raggiungere la standardizzazione, così come da manuale operativo della perfetta maestra francese. E saper disegnare, tutti alla stessa maniera. Ah si, perché l’omino (le bonhomme), quello con le dita a grissino, deve essere uguale al loro modello. Se fai il bonhomme con le orecchie a sventola, i fagolosi al posto dei grissini, le narici come il traforo del Monte Bianco…eh no…vuol dire che non sai disegnare. Magari sai fare la traduzione simultanea di tutte le canzoncine dal francese all’italiano, sei un bambino curioso e adorabile…ma devi andare dallo psichiatra perché non sai disegnare. E non è che c’è un rimedio, che magari imparerai col tempo, oppure che hai un tuo stile e le che sopracciglia a ali di gabbiano non le sa disegnare nessuno come te. No, ti bolleranno come quello che non sa disegnare e non puoi sperare neanche di recuperare l’anno perso.
Il sistema francese, fin dalla maternelle, è volto a minare l’autostima, a non incoraggiare gli alunni, ma a sottolineare gli errori. Io sono dell’avviso che disciplina e rigore sono importanti tanto quanto creatività, immaginazione e personalità. Queste ultime non sono prese in considerazione dalla mentalità della scuola française.
Addirittura esiste la pagella alla scuola materna. E si può essere bocciati!

Per fortuna non tutti gli insegnanti sono così rigidi, esiste una minoranza “normale”, come la maîtresse del biondino di quest’anno. Che però viene considerata dagli altri genitori “di manica larga” e quindi non in linea con gli standard locali. A me pare una persona che sa fare il suo lavoro con passione e che dimostra attenzione e amore nei confronti dei suoi allievi. Per altri, da evitare come la peste.

Per dare un po’ di riposo ai soldatini, ogni 6 settimane di scuola sono seguite da 2 di vacanza. I genitori possono scegliere di tenere i bambini a casa, partire per le vacanze (e far girare l’economia), o iscrivere i pargoli al Centre Municipal des Loisirs. I CML sono degli spazi dove i bambini sono seguiti e intrattenuti da animatori che propongono loro varie attività, uscite, gite, picnic. Il costo giornaliero varia a seconda del comune. Nel mio, in fascia più alta, sono circa 10 euro al giorno. Nulla, se calcoliamo i costi di una babysitter. I CML sono attivi durante le vacanze scolastiche, quelle estive e i mercoledì pomeriggio.
I bambini si divertono davvero! Vanno in piscina,  allo zoo, al parco in bici, organizzano tornei con gli altri CML. Anche qui, ovviamente, ci sono le regole da rispettare, ma tutto è volto allo svago e al divertimento.

A parte la mentalità rigida, però, non voglio condannare del tutto la scuola francese. È piena di iniziative e progetti interessanti (cose che in Italia ci si sogna per mancanza di fondi). È sicuramente molto formativa dal punto di vista delle esperienze dei bambini. Io, avendo frequentato scuole di stampo internazionale e anglosassone, non sono certa di voler continuare la scelta della scuola francese per mio figlio, qualora dovessimo trasferirci dalla Francia. Il mio biondino è lontano dal loro standard. È uno scalmanato, intelligente, creativo, con molta personalità e carattere. Non il prototipo di bambino calmo francese. Forse ci sono sistemi scolastici più adatti a lui. Per ora sono un po’ delusa dai metodi pedagogici antichi. Forse in Italia siamo più all’avanguardia su questo. Forse, e dico forse, sul metodo di interazione insegnante-alunno, almeno alla scuola materna Italia batte Francia.

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